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La via lattea

Il cammino per Santigo di Compostela è uno dei più antichi e sacri pellegrinaggi della cristianità. Di questo cammino si serve il 69enne Bunuel per imbastire una lezione di ribellione a tutte le regole, sia quelle cinematografiche che quelle religiose. Il suo de-costruire lavora sia dall’interno, nella dinamica narrativa, che dall’esterno, attaccando e capovolgendo i dogmi del cristianesimo. Il film, di per se, è inenarrabile, cioè rifiuta qualsiasi tentativo di sottomettersi ad una trama. L’unica, labile, è il cammino dei due protagonisti, i quali spesso, scompaiono dal racconto che prende altre e impreviste strade. Ma a qualche cosa, seppur evanescente ci si deve aggrappare. Ecco che il loro peregrinare verso Santiago diviene il pretesto per effettuare una cinica, acuta, raffinata e divertente carrellata sulla storia, i dogmi, le eresie e i personaggi della Chiesa. Il film è una successione ininterrotta di occhiolini alla cultura cristiana e ai suoi credo, una narrazione volutamente ...

Nessuna verità

Roger Ferris è l’uomo della Cia nel Medio Oriente. Parla l’arabo, sa muoversi, adattarsi, tessere velocemente relazioni, ottenere informazioni. Ed Hoffman è il suo supervisore a Washington. Mentre impiega le mani per far salire in macchina i figli o aiutarli a fare pipì, con un telefono senza fili fa la guerra, sacrifica vite umane, salva se può quella del suo compatriota, dal suo punto di vista salva ogni giorno il mondo. Usa le persone e non si fida di nessuno. Ha insegnato ai suoi a fare altrettanto ma Ferris sembra avere qualche scrupolo di coscienza. Soprattutto da quando si è alleato con Hani Salaam, capo dei servizi segreti giordani, per portare allo scoperto Al-Saleem, la mente degli attentati che stanno colpendo l’Europa. L’ultimo film di Scott si presenta come un lavoro sinceramente senza infamia e senza lode. Se da una parte si assiste ad uno spettacolo per gli occhi sotto il punto di vista del montaggio, dell’inquadratura e dei movimenti di macchina, dall’altra si ha, per t...

Cani arrabbiati

Una banda di criminali porta a termine una rapina ad un porta valori che consegna gli stipendi in una clinica medica: un centinaio di milioni. Nella disperata fuga lascia dietro di se una lunga scia di sangue e morte. Prende in ostaggio una donna, un uomo e un bambino. Comincia la fuga verso la libertà. Un road-movie di eccezionale tensione e profondità che sopperisce con un’accurata psicologia dei personaggi alla limitazione narrativa di un film che si svolge per la maggior parte dentro una macchina in movimento. I banditi si dividono in sadici violenti (32 e Bisturi) e in riflessivi, freddi calcolatori (il Dottore). Le vittime sono il bambino, sempre in stato di incoscienza, la donna, nevrotica ed esagitata e l’uomo che conduce la macchina, anche lui calmo e capace di resistere alla situazione. Il caldo torrido, il sudore, il sangue, la suspense e una violenza principalmente psicologica, più che fisica pervadono tutta la pellicola mettendo a dura prova il senso di sopportazione dello...

La vergine di cera

Un giovane tenente napoleonico (un giovanissimo Jack Nicholson) si smarrisce sulle coste del baltico. Incontra una ragazza che pare dissolversi come uno spettro. Tutto il mistero sembra avere la sua radice nel tenebroso castello di un vecchio barone (interpretato con passione da Boris Kaloff). Un antico delitto e una vendetta covata per anni muovono i fili della vicenda. La trama ha punti deboli e i colpi di scena risultano abbastanza canonici. Se Nicholson appara un poco svogliato Karloff ci mette l’ anima per interpretare la parte di un vecchio ossessionato da un amore disastroso e da un delitto che lascia sensi di colpa incancellabili. Notevoli i ricicli del regista che non si discosta dalla sua filosofia di spendere il meno possibile e guadagnare bene. Ma questa mancanza di mezzi è un pregio più che un difetto. Corman non si discosta dal suo stile gotico per narrare una vicenda abbastanza confusa ma che ha il pregio di funzionare nonostante tutto, soprattutto grazie all’ambientazio...

Fitzcarraldo

A Iquitos, Carlos Fitzgerald conosciuto come Fitzcarraldo , intraprende una leggendaria operazione per portare alla luce il suo più grande sogno. Portare l’ opera lirica nel cuore dell’ Amazzonia, costruendo un grande teatro che il mitico tenore italiano Enrico Caruso dovrà inaugurare. Per ottenere il denaro necessario a costruire il teatro si inserirà nel mercato del caucciù, comprerà terra nelle zone più mortifere dell’ Amazzonia, una barca per i commerci e sfiderà la natura. Abbandonato da tutto l’ equipaggio, terrorizzato dalla ferocia di Indios cannibali della zona, si troverà solo e disperato. Ma gli Indios lo scambieranno per un dio venuto a condurli con la sua grande nave bianca verso la terra promessa. Con essi riuscirà a far scavalcare una montagna alla sua nave. Il suo sogno alla fine fallirà ma riuscirà comunque a portare per un giorno il suo sogno nella sua città natale. Hezog si muove come al solito fra l’ accademico e la sregolatezza più genialoide, riuscendo a miscelar...

Prima pagina

Billy Wilder dirige “Prima Pagina” nel 1974 ma ambienta la storia alla fine degli anni 20′, quando il giornalismo stava prendendo coscienza della sua forza e del suo potere.Due giornalisti rampanti (Walter Mattahau e Jack Lemon) sono alle prese con uno sccop su un condannato a morte. Dietro la commedia, con tempi perfetti, interpretazioni straordinarie e dialoghi brillanti, si cela una profonda amarezza. Ecco dove Wilder riesce ad arrivare più lontano di altri autori nel modo di gestire ed intendere le commedie. Il film risente molto dell’origine teatrale ma questo aspetto, invece di essere un limite, finisce per dare maggior gusto e compattezza alla vicenda. Il film scivola via come un treno sui binari. Nulla da dire: divertente, geniale, cinico e sarcastico, con i tasselli al loro posto. Dietro la facciata leggera si può leggere però uno degli atti di accusa più acuti e pesanti al regno dei media, alla loro logica, ai loro meccanismi e ai personaggi che lo animano. Esperimento che Wi...

Bersaglio di notte

Un noir metropolitano per metà, con uno sfondo poliziesco per l’altra. Penn mischia magistralmente le vicende investigative e personali del protagonista il detective privato Harry Moseby, interpretato da uno straordinario Gene Hackman. Il suo compito è quello di indagare sulla scomparsa di una ragazza ricca e di riportarla a casa. Il suo compito non sembra presentare molte difficoltà ma la realtà è molto diversa da quella che appare e Moseby si troverà invischiato in un gioco pericoloso fatto di contrabbando e criminali senza scrupoli. A questo si affianca parallelamente il naufragio del suo matrimonio che sembra non poter reggere il peso della sua attività e delle sue nottate fuori di casa. Penn fa di un film dalla trama sufficiente e dalle potenzialità non elevate un vero capolavoro del genere. Ci riesce mantenendo una regia sobria capace di elevarsi in momenti da antologia nei momenti decisivi. Una prova su tutte è data dalla sequenza finale girata superbamente e con virtuosismi all...