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Cobra verde


Cobra Verde, 1987, forse il film più “classico” di Werner Herzog. L’avventuriero Da Silva ( uno spettacolare Klaus Kinski) avventuriero e bandito del Brasile, va in Africa a cercare fortuna. Il mercato degli schiavi alletta i suoi datori di lavoro. Si cimenterà in un lavoro titanico per garantire le “consegne” per tempo. Ma proprio in quegli anni lo schiavismo sarà abolito. Senza speranza, senza un amico, senza un motivo si troverà solo.

E lo capirà per la prima volta. In una terra ostile, dominata da ritmi e credenze ancestrali, non gli resterà altro da fare che mettersi a capo di un gruppo di amazzoni da lui addestrate, e conquistare un regno. Ma anche questo si rivela pura illusione. Cercherà di scappare da solo, morendo annegato. L’ultima sequenza rimane impressa nella retina come poche. Uno dei finali più suggestivi della storia del cinema dove il Kinski attore e uomo (ma anche nel retro palco Herzog regista e uomo) si fondono completamente.

Memorabili le sfuriate di Kinski che, dopo questo film, romperà definitivamente con Herzog. Un film kolossal girato in condizioni da neo-realismo all’italiana. Un film ambizioso reso assolutamente originale e anti-accademico dallo stile di Herzog e dal suo approccio all’opera.

Salvatore Floris

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